Scoprire la fragilità come condizione per mantenersi umani equivale a dare una svolta alla propria esistenza. Molti, infatti, organizzano la vita come una prova di forza e questo li cristallizza in una postura statica senza possibilità di movimento per il timore di destabilizzarsi, fino ad arrivare a forme patogene come nel caso del controllo ossessivo di sé e dell’altro o della ricerca narcisistica di centralità.

La debolezza, piuttosto, rivela la capacità di rimanere in cammino, capaci di desiderio e di dono. Il debole non basta a se stesso e ha cura delle relazioni, sostituisce la brama di avere con la ricerca di condivisione perché conosce il gusto del rendere felice l’altro. La fragilità, dunque, è condizione esistenziale per rimanere umani e in cammino, capaci di cambiamento nel mentre che la vita scorre, capaci di interazione con la diversità perché l’altro viene riconosciuto quale dono da trattare con cura e non possesso da rendere somigliante.

La celebrazione del Corpus Domini in questa domenica ci porta a rintracciare nell’Evento eucaristico le coordinate di questo orizzonte di vita.

Il popolo cristiano celebra Eucarestia perché entra in un’azione filiale, un cammino che è intimamente unito a Cristo e non in senso intimistico ma come dono totale di sé rispondendo al mandato del Maestro: “Date voi stessi da mangiare”. Senza questa intima comunione che apre al consumarsi per amore non potrebbe esserci vita cristiana ma solo una religiosità formale dove Dio rimane distante dall’umano che con sacrifici e offerte cercherebbe di accattivare l’attenzione e la clemenza del Cielo.

L’intimità spirituale è ben altra cosa. Significa lasciarsi abitare dallo Spirito Santo che permette di accogliere in pienezza il dono del Figlio e, così, volgersi al Padre riconoscendosi suoi figli.

Un movimento che è reso possibile attraverso l’esodo di Dio che si muove verso ciascuno. Un esodo che ha avuto compimento in quell’ultima cena in cui Gesù si alzò, prese il pane, lo benedisse, rese grazie e lo spezzò dandolo ai discepoli dicendo loro: “Prendete e mangiatene tutti, fate questo in memoria di me”.

Lui si alza perché la Pasqua si celebra in piedi stando in cammino, non in senso frenetico ma di movimento verso la meta, non per autocompiacimento ma per consegna di tutto al Padre. Il sacramento eucaristico rivela che la nostra esistenza non è stanziale come se lo stare nel tempio fosse garanzia di potere o di giustificazione, se così fosse si trasformerebbe in sforzo umano per dimostrarsi perfetti e puri di fronte agli altri. Dio si è attendato in mezzo a noi per rivelare la dinamica della relazione spirituale che abbisogna di continuo ascolto e accoglienza per lasciarsi condurre nella missione quotidiana. È da questo atteggiamento che scaturisce il consumarsi per amore facendosi pane spezzato per l’altro. La liturgia eucaristica è tale se continua fuori della chiesa dove si è celebrata, perché per le strade del mondo il Corpo di Cristo cammina facendosi dono per ciascuno. È così che sulla mensa eucaristica i cristiani portano i carichi dell’umanità tutta affinché nella missione quotidiana si crei un ponte tra Cielo e terra, quanto viene consegnato viene restituito poi quale Pane eucaristico capace di sfamare gli affaticati e oppressi.

Non è una questione di potere ma di piccolezza per lasciare agire la misericordia di Dio che desidera continuare a farsi prossimo ai più piccoli attraverso la Sua chiesa.

Il dono, dunque, presuppone una scelta. Gesù prende il pane nell’oscurità della notte quando già annuncia il tradimento che, di fatto, sarà di tutti i discepoli. Dio aveva già preso la carne umana unendola a sé ma ora deve attraversare il buio dell’umana fragilità che ha smarrito il senso delle cose utilizzando i doni del Padre secondo una logica di appropriazione e, dunque, perdendo la relazione con l’Autore di ogni dono. Anche Giuda, emblema dell’umanità che si crede autosufficiente illudendosi di dare un prezzo a Dio, viene trattato da amico, infatti, per il Maestro la relazione non è mai perduta. Vendere Gesù al prezzo di uno schiavo esprime la decadenza umana quando si rapporta con l’altro trattandolo in termini di possesso.

Subito dopo Gesù benedice e rende grazie al Padre entrando in intima comunione con quell’offerta. La benedizione da quel momento compromette in modo inedito chi benedice perché Lui stesso si fa dono e questo è possibile solo attraverso la profonda fiducia e gratitudine rivolta al Padre.

Quel pane sarà spezzato e condiviso per nutrire e dare pienezza a chi lo accoglie. È il desiderio di Dio a compiersi e cioè rendere partecipe l’umanità tutta della Sua stessa esistenza.

Il sangue dei sacrifici offerti da Mosè per il popolo. Il patto fra Dio e il popolo modellato sui patti di vassallaggio del medioriente, riti minacciosi con l’aspersione del sangue, l’alleanza era sancita nel sangue, il rischio di essere uccisi se non si rispettava l’alleanza. Il potente aveva diritto di sangue sul vassallo sottomesso. Il popolo d’Isr entra in questa alleanza, il popolo ha delle norme, le Leggi promulgate da Mosè che hanno alla base le tavole dell’Alleanza. Per stare in rapporto con Dio bisognava osservare queste leggi. Il popolo deve osservare per tenere fede al patto.

Le relaz orizzontali sono basate su doveri impliciti, l’amicizia si regge su queste leggi, nella Alleanza AT e così in tutte le nostre alleanze noi dovremmo essere fedeli alle norme, in realtà scopriamo che non riusciamo. Noi sappiamo che import essere autentici ma siamo tutti fallaci… ci mascheriamo.

Non siamo l’amico, il figlio, il marito, che dovremmo essere. Siamo tutti mancanti, o questa è una condizione grottesca che ci rende infelici perché tutti deboli, il fallimento delle nostre alleanze è importnte perché scopriamo che da soli non possiamo. È lì che arriva Gesù, nel Suo sangue Lui versa la sua vita, lì l’h può diventare alleato fedele. Per dono di Dio finalmente entra nell’Alleanza, in Cristo è possibile la fedeltà. Il matrimonio richiede la fedeltà perché è sacram, la grazia lo permette. La indissolubilità non è regola, ma in Cristo è possibile perché Lui prende la carne hna e la rende capace di risp con il Si sino in fondo. La carne hna riceve questa visita. Non dobbiamo essere coerenti ma Lui è la nostra santificazione e purificazione, accogliendolo e diventando un corpo solo con Lui diventiamo in Lui un corpo. E’ Lui l’alleato fedele, noi dobbiamo perdere noi stessi e permettere di essere Lui in noi. Il Signore ci lascia deboli ma forti di Lui. Allearsi con il forte.

2 Re Eliseo durante la carestia viene un h che portava alcuni pani e gli chiede di metterli davanti alla folla, 100 persone, “come posso metterlo davanti a 100 persone? Ne mangeranno e ne avanzerà” come nel Vg. Non si parla di moltiplicazione e neppure Lc ne parla.

I Vg ne parlano tutti, o sull’erba o sul deserto. Le coordinate sono quelle dell’Esodo. Uno dei prodigi era certo la manna, il dare da mangiare. Gli attegg degli apostoli ricordano quelli del popolo, non credono e mormorano. Nell’AT la vedova di Zarepta fa l’opposto, alla richiesta di Elia consegna tutto perché è consegnata alla fede.

Il segno del Messia è il mangiare a sazietà, così l’Esodo, cammino – fame – i discepoli che dubitano e calcolano. Cristo è offerta di sé e fa vedere la realizzazione dell’h come offerta dice in modo opposto, non si tratta di andare a comprare ma date voi. Prendere, alzare gli occhi, benedire, spezzare, dare.

È la struttura della Bereka ebraica con la quale si inizia e conclude il pranzo. Anche l’Eucarestia è presentata come passaggio, nel momento in cui Cristo era cosciente di passare al Padre entra nell’ultima cena. Eucarestia è il passaggio al Padre, è un passaggio da schiavi a figli e dunque ai fratelli. Si capisce allora la conclusione del brano. Il passaggio al santuario è passaggio al regno. Cristo parla del Regno, non potevano subito passare perché non comprendevano quello che significava. L’unico che è passato è Cristo con la sua htà ma questo passaggio è drammatico. Lui passa solo quando riesce la sua htà ad offrirsi come dono. L’htà piegata alla consegna totale. Quando è inchiodato e muore passa dal santuario, si squarcia il velo del tempio ed entra nel santuario, l’unica htà è quella di Cristo. In Lui tutti possiamo passare attraverso il deserto, l’offerta non è mai semplice, è sempre un dolore. Nella Eucarestia questo passaggio viene aperto a noi, passiamo realmente, materialmente. Perché passeremo attraverso ciò che offriremo.

Noi offriremo ciò che abbiamo guadagnato col nostro salario e lavoro, noi abbiamo la logica del vendi e compri e portiamo il pane che abbiamo guadagnato, frutto della nostra fatica, il cibo per sopravvivere. Questo è il nostro gesto d’amore, non possiamo di più, poi scende lo SP Santo assumerà l’offerta e la consumerà convertendola nel Corpo di Cristo. Poi facciamo il passaggio come Cristo morto entra nella gloria del Padre, siccome la Sua offerta è diventata corpo, ora noi passiamo con Lui. Noi offriamo la fatica concreta, il Corpo di Cristo sarà costituito dalla nostra htà che viene convertita in corpo di Cristo morto e risorto. Con Cristo, per Cristo e in Cristo. Solo ciò che è offerto passa. L’h ha solo ciò che offre dice Crisostomo.

Nel deserto Cristo dice fateli sdraiare, impossibile, quando il Signore è in mezzo a noi, quando siamo in comunione come fratelli, possiamo fare festa. Non stando a casa prendendo le cose come il figlio prodigo, quando torna le stesse cose gli fanno festa perché gli parlano del Padre. Quando alla mensa della carità viviamo ciò che siamo, abbiamo pesce e pane sono le due cose essenziali. Il pranzo solenne che è la comuione che è la vita che ci hanno comunicato come dono.

La solennità è una festa che nasce nel XIII secolo in belgio come risposta ai primi grandi scossoni della filosofia che insinua la teologia, la teologia era poggiata sull’autorità ecclesiale quando questa viene messa in discussione attraverso i ragionamenti dialettici nasce tutta una lotta per riproporre le cose secondo la visione giusta. I dialettici avevano messo in discussione la reale presenza di Cristo nella Eucarestia. Allora nasce questa festa. Berengario di Tour ha messo in difficoltà. In queste discussioni si è inclinata una cosa: si è spostato tutto sul piano della filosofia che diventava basamento della teologia e iniziava un esodo dalla chiesa alla università. Berengario ha screditato il simbolo perché non lo ha inteso più in termini liturgici e cristologici dicendo che è una presenza simbolica. Per i Padri ciò che è simbolo era unità indissolubile, manifestazione reale del Creatore nel mondo.

Oggi siamo in un tempo diverso, se quella sottolineatura così drastica aveva spostato verso una dimensione di adorazione della Eucarestia, certamente si è spostato l’accento sulla questione delle specie. Se abbiamo consolidato che è Cristo lì presente. Se è presente Cristo siamo rpesenti anche noi.

Se l’Eucarestia è la reale presenza di Cristo è anche reale presenza della Chiesa. Nel pane eucaristico si realizza la chiesa come corpo di Cristo, il corpo nel processo pasquale. Siamo chiamati a vivere nella comunione fraterna. L’Eucarestia non è solo la comunione, si è talmente insistito nella reale presenza di Cristo nella Euc che i cristiani si sono trovati di fronte l’Eucar e non dentro.

Non si può separare Cristo e Chiesa. Oggi che tutto è spaccato la chiesa dovrebbe essere forza dell’unità nel mondo che si realizza e si esprime nella Eucarestia. L’Euc come cibo, masticare, Cristo mette in evidenzia che si tratta di mangiare perché Dio è diventato h per essere assimilato, mangiato, e così diventare ciò che siamo, siamo figli. Mangiamo perché assorbiamo, non sia assorbe Dio mentalmente ma mangiando la vita del Figlio epr vivere la nostra htà da figli, come parte del Figlio di Dio.

Se l’Euca è comunione con il Suo corpo allora è anche unità tra noi. Noi siamo un unico corpo, non c’è comunione con Dio altrimenti.

L’Eucar l’Adorazione deve essere come trionfo della Comunione ma invece si è tornati a Dio, l’Eucarestia è affermaz della figliolanza, non c’è Dio ma Padre. L’EUcar rimanda al Padre e non a Dio mentale e astratto.

La vita che nasce con il battes è inseparabile alla vita di Cristo e l’Eucar. Unico organismo, non possiamo fare parte del Corpo di Cristo se non come figli. Non esiste preghiera individualistica nella chiesa . siamo sempre parte del corpo di Cristo che può dire Padre nostro.

Quando c’è un intento apologetico si rischia di assolutizzare isolando un aspetto. I dialettici creano le università, nuovi metodi di studio di analisi, analitico isolava per approfondire, divideva, costatava attraverso criteri alcuni aspetti piuttosto che altri, quando questo entra nella th e nella liturg è un rischio. La Liturgia e la th che ne derivata invece agiscono su livello organico cioè di vedere il dettaglio e l’insieme, l’uno e il molti, l’unità. Perché il modo di procedere è relazionale che con la dialettica viene escluso, i nuovi dialettici sanno solo dissociare quello che era legato.

Eucar – Corpo di Cristo – Ch – Cristiano erano unità organica, unico mistero legato al Corpo di Cristo. Una visione unitaria, in quel tempo inizia lo screpolarsi, inizia ad andare in frantumi una visione unitaria. La liturgia non può essere presa con un metodo che non proviene dallo Sp.

Le cose di Dio non si possono spiegare con un linguaggio suggerito dal mondo ma insegnato dallo Sp perché tutte le cose che costituiscono il Mistero della fede sono una realtà viva. Non c’è nulla nel mister della fede che non sia vivo. Tutto è basgnato di vita perché è unito, tessuto in una rete relazionale comuionale che si aggancia all’opera del Padre, F e SP. Nessuna cosa può essere isolata perché diventa cadavere, io non posso studiare la persona sul cadavere, posso studiare l’occhio ma non lo sguardo sul cadavedere.

Noi abbiamo localizzato il sacro, la reale presenza di Cristo, la presenza del sacro in un luogo richiede un attegg preciso, un rapportarsi preciso una posizione corporea che dice che riconosco il Sacro e ci ha aperti ad una dimensione che è rischiosa… non è possibile non chiederci come è possibile sottolineare così tanto l’Eucar e poi nei cristiani si avverte una fragile esper della Resurrez, coscienza della Resurrez che è una delle esper fondamentali della Eucarestia. Non si sottolinea che l’h si realizza donandosi totalm, dunque non si autoafferma ma si dona…

Dopo ogni Eucarest abbiamo questa esper reale. Da un lato abbiamo una forte esper di Adorazione ma scarsa esper dell’Escatologia, tutto compiuto in Cristo. Il compimento del creato, della storia dell’h, in Cristo. Tutto il Corpo di Cristo davanti al Padre.

La progettualità pastorale invece di partire da come ci si compie in Cristo si mette in mezzo una struttura razionalista che non parte da una visione di come l’h si compie in Cristo. Siamo talm imbevuti di dettagli sulla Eucar e non vediamo l’insieme. le comtà sono individualisticamente organizzate. È molto probabile che tutto accade per lo squilibrio tra P F e Sp. Sangue viene legato alla vita e alla dimens pneumatologica del Corpo vivificato sul Suo sangue. Prevale per noi il sangue dei genitori che il sangue di Cristo, come mai? Se facciamo adorazione questo è il centro…

SECONDO MARCIAPIEDE

Come ti dicevo si tratta di un numero che raccoglierà contributi relativi a esperienze pastorali ove si tenta di andare incontro ai crocifissi del nostro tempo perché giustizia e pace possano essere l’espressione dell’azione redentrice del Cristo crocifisso presente nella storia e reso presente da chi lavora nella sua vigna, nel suo regno. L’orizzonte è appunto il fatto che siamo nel centenario delle stigmate, ed il loro valore salvifico oggi.
L’articolo deve estendersi circa 10 pagine (tra 33.000-38.000 battute, note e spazi inclusi). Aggiungere alla fine un abstract di circa 120 parole (italiano-inglese), 5 Parole Chiave (italiano-inglese); un tuo breve profilo bio-bibliografico, l’indirizzo  di convento dove spedirti copia del numero. Consegna entro fine maggio, primi di giugno.
Qui di seguito trovi il file per le indicazioni metodologiche.

Antonio

Sant’Antonio

La testimonianza dei primi frati andati in Marocco a predicare il vangelo. Quella sarebbe stata la sua vita, voleva testimoniare Cristo secondo quello stile.

Francesco gli affida il compito di predicatore, lui era entrato tra i canonici a 24 anni, ha girato tutta l’Italia settentroniale, sarà guardiano di tutta quell’area. Girerà anche la Francia, predica a Roma gli esercizi spli per il Papa e i romani tutti lo ascoltavano anche se veniva da diverse parti del mondo. santo dei miracoli, i primi prodigi quando era in vita durante le predicazioni, o in famiglia, o in casi di ingiustizia, attraverso il miracolo il Signore rivela qualcosa. Tutti i malati che si recano alla tomba quando muore s Antonio vengono guariti. Pochi mesi dopo la morte, Gregorio IX lo proclama santo, lo aveva conosciuto.

La sua vita si intreccia con quella di Francesco. Si consuma viaggiando, malato torna dall’Africa e visita il nord Italia. Quando torna dal Marocco per un naufragio arriva a Messina e sale pian piano fino ad Assisi per partecipare al capitolo delle stuoie. Vestito con il saio, l’abito dei poveri, ricorda la croce di Cristo. L’abito ripresenta la croce di Cristo. In quegli anni viene portato al nord e si mette in umiltà a servizio dei superiori. In occasione di ordinazione di nuovi sacerdoti, il superiore gli impose di predicare al popolo e da lì iniziarono a gustare quasi per caso la sua captà. Dopo 33 anni dalla morte, San Bonaventura divenuto generale andato a Padova per tirare fuori il corpo perché si doveva costruire la basilica, la lingua rimaneva incorrotta. In genere si corrompe subito. Bonaventura O lingua di predicaz continua ad essere presente.

Lotta contro le ingiustizie, quando vede una donna maltrattata uccisa dal marito per impeto di gelosia, va la lascia morente. Lei chiama s Antonio le riattacca i capelli e le ridona la salute e i due tornano a vivere. Le ridona i capelli, è il segno della dignità della donna, le ridona la dignità e rimette la concordia della coppia.

I sermoni di Antonio sono diventati opere.

Il bambino Gesù che porta nella iconografia, è legato ad un episodio, sembra che gli è apparso Gesù bambino, un conte gli costrui una cella posta vicino ad una quercia dove predicava. Il conte andò a spiarlo e vede Antonio con in braccio Gesù bambino.

Lui è stato un assertore della vera fede contro l’eresia catara che consisteva nel guardare solo la dimensione sple del mondo, tutto quello che celebrava il corpo non andava bene. Il matrimonio che aveva la dimens carnale non andava bene, l’Eucarestia non andava bene per loro perché c’era la dimensione corporea. Invece Antonio ricorda che nella incarnaz c’è la salvezza, Lui ha assunto la nostra carne.

Il miracolo del pane legato alla Eucarestia. Il Pane di S Antonio è il pane gratis, per tutti, è il rimando alla moltiplicazione dei pani fatta da Gesù. Lui è ricordato il santo della carità. I catari non ammettevano Eucarestia, il corpo di Cristo non . Ci fu una disputa tra un cataro che sfidò Antonio. Lo lascio affamato per giorni e poi se porti l’Eucarestia vediamo se si inginocchia questa era la sfida dell’eretico, dopo una settimana fu messa davanti all’asino della paglia e dall’altro arrivò Antonio con l’Eucarestia e l’asino si inginocchiò,

L’amore è sacrificio, si fa dono. L’amore senza sacrificio non è amore. L’Eucarestia unisce la dimensione del dono del consumarsi per nutrire, sparire per nutrire l’altro.

Naufragio in Sicilia quando torna dal Marocco. Prima la febbre e poi il naufragio.

Un tiranno, Ezelino romano affiliato a Federico II, lui lo affronta e le persone percepiscono Antonio come protettore. Difensore dei deboli. La predica ai pesci, si misero i più lontani i pesci grossi come quelli che hanno castelli, più vicini gli artigiani, vicinissimi come protetti i pesci piccoli che non hanno dove rifugiarsi. La predicazione ai pesci ha una valenza sociale straordinaria.

Prediche concrete, il mangiare e il pane molto concreto.

pane che sazia molto di più di altri pani. I miracoli sono segno della terra nuova, dei cieli nuovi che attendiamo. Questi tempi attesi sono anticipati dal miracolo, il miracolo è assaggio del tempo nuovo che vivremo. Quando Gesù farà risorgere i vivi e i morti e il suo regno non avrà fine.

Un h inquieto, giovane risponde alla chiamata di Dio ed entra nei canonici regolari, si chiama Fernando, lì si fa trasferire vicino Lisbona per non essere molto vicino, conosce i minori che poi andranno in Marocco e poi rivede le loro salme. È conversione ulteriore, dal monastero alla strada, entra tra i frati. Poi andrà in Marocco desideroso di evangelizzare e una banale febbre lo fa rientrare, sempre a fianco dei poveri ma al contempo capace di comunicare, arrivare al cuore di tutti.

Si venera la lingua di s Antonio, la reliquia più importante. Il suo grande desiderio di seminare laParola, l’amore per essa.

Il santo della prossimità, ricercato dai nobili, dai poveri, dal papa.

La passione di Dio diventa passione per l’h