Fermarsi all’esteriorità delle cose può essere rischioso, potrebbe distrarre e non fare conoscere sinceramente luoghi e persone. Quante parvenze propone il modo contemporaneo, pacchetti di chirurgia plastica volti a dimostrare l’eterna bellezza in termini di perfezione.

L’uomo esteriore perde il sapore delle relazioni, il gusto di esserci nelle questioni della vita, si deresponsabilizza e consegna la propria esistenza ad un fare apparente che vorrebbe dimostrare agli altri e a se stesso il diritto di vivere.

Nelle periferie di questo mondo scopro persone schiacciate in una quotidiana precarietà fatta di povertà così come di sofferenze fisiche a motivo della indisponibilità di cure appropriate. Una umanità che rimane a stretto contatto con la verità della vita e riconosce già a distanza la fattezza di chi sta arrivando, magari proponendosi quale salvatore in base alle mode radical chic del momento!

In questi luoghi scopro l’autenticità del volto, la capacità di restistere alle intemperie e mantenere la direzione della vita anche se molti, lungo il cammino vengono schiacciati.

La pagina del Vangelo di questa domenica ci presenta una scena esplicativa per comprendere come fronteggiare il cammino. Gesù si trova in mezzo a quanti parlano delle pietre del tempio ammirandone la bellezza ma senza cogliere il senso di quel luogo e la bellezza interiore che, di fatto, custodisce. Il luogo preposto alla relazione con Dio era diventato “spelonca di ladri” cioè lo spazio degli affari, del controllo della propria vita garantita dal flusso economico. Il portafoglio e il potere erano considerata le vere polizze assicurative della propria esistenza.

A quel punto Gesù chiarisce che “non rimarrà pietra su pietra”, come a ricordare che tutto è strumentale ma il rapporto con Dio ha una radice ben più profonda. E, ancora, il Maestro invita a non lasciarsi ingannare in quanto, guerre e persecuzioni attraverseranno la storia dell’umanità segnata dalla manifestazione del male ma tutto ciò non potrà impedire il rapporto con il Cielo, piuttosto diventerà l’occasione per approfondirlo e rivelare l’unico Signore della storia.

La questione, dunque, non è il preservarsi dalla paura di dovere morire ma sapere che l’esistenza è cammino che non volte alla morte ma alla piena partecipazione al regno di Dio.

Quel tempio, inoltre dirà Gesù, sarà distrutto e in tre giorni riedificato, fa chiaro riferimento al suo corpo. Da allora tempio del Signore sarà l’uomo vivente, quanti custodiranno la sua Parola e il Pane spezzato, la chiesa nascente. La Comunità dei credenti non sarà chiamata a vivere intimisticamente questa comunione ma a condividerla al suo interno e con l’umanità tutta.

Ne scaturisce l’illogicità di ogni guerra, di ogni pretesa umana di fare dei regni una sorta di prevaricazione sugli altri, un entrare in competizione con i popoli confinanti. Proprio tale logica viene tradita da santa Elisabetta d’Ungheria di cui oggi facciamo memoria. Contemporanea di Francesco d’Assisi, a vent’anni rimane vedova con tre figli e fece di quel tragico evento l’occasione per continuare a vivere la sua vocazione spendendosi senza riserve per i più poveri. Il servizio iniziato già durante il matrimonio l’assorbi totalmente prendendosi cura degli ammalati fino a fare erigere un ospedale francescano a Marburgo. Oriento, così, i beni del suo regno verso la carità per gli ultimi e se ne prese cura direttamente condividendo con loro gli ultimi anni della sua esistenza.

 

 

 

…., facili guadagni nell’arco di poche ore, .La bellezza di momento

 

 

perdere la capacità simbolica, la capacità di andare oltre le apparenze e cogliere il senso delle cose, dei luoghi, della vita.

 

 

L’intervento di Gesù nella storia è dono e al contempo impegno, avviene non in modo magico, l’azione di Dio non si manifesta come una potenza esteriore. Tutti gli hni sono chiamati a riunirsi perchè tutti sono chiamati ad essere figli del Padre. Gerusalemme sarà chiamata a condividere la sua missione, ha rinunciato a quella missione, il regno non è il trionfo sui nemici del popolo ma un cammino di obbedienza fino alla morte sulla croce. La via dell’obbedienza è diversa dall’attesa, bisogna passare per la morte per avere la vita eterna. Dopo la resurrezione il raduno dell’htà avviene gradualmente. La chiesa si trova al centro di questo dinamismo con il Signore, ha un aparte essenziale in quanto corpo di Cristo. I discepoli seguono il Maestro, la morte per la vita, la chiesa deve superare la tentazione di identificarsi con il regno definitivo. I muri di separazione diventano l’ostacolo più grave alla missione nell’universo. Attraverso l’amore che abbatte ogni barriera.

La chiesa ha un grande compito a riguardo. L’incontro tra le culture è un problema politico, sociale, economico. Senza l’amore gratuito ed universale nessuna soluzione potrà avviarsi.

Tutte le soluzioni proposte in assenza d’amore sono inefficaci.

 

 

Un tempo di tribolazione, di persecuzione. La distruzione del tempio di Gerusalemme. Bisogna che nel combattimento del giorno del Signore qualcosa che crolla. Ci sono inganni che finiscono, si perde la menzogna a cui si era abbarbicati prima. Ogni persona che vuole arrivare alla vita secondo il Regno dei cieli deve entrare alla distruzione di una parte di sé secondo la ricchezza del cuore. Ci saranno distacchi, l’essere cristiani non è l’essere brave persone.

Il racconto del Vangelo parte dal fatto che gli parlano delle belle pietre, dei doni votivi del tempio. Chi lavora secondo la resurrezione non guarda la vanagloria di questo mondo ma segue le cose secondo una bellezza che è altra. Non bisogna lasciarsi ingannare, non dovremo fidarci di quel che appare o si dice. Siamo chiamati a seguire l’opera di Dio, non si riuscirà a capire altrimenti che la testimonianza è frutto della perseveranza nella fede, ogni evento è segreo rivelazione di Dio. Il giorno del Signore può essere terribile ma è sempre per salvarci. Cosa sono le tragedie, tutte le cose che ci circondano? Sono occasioni per amare. Anziche terrorizzarsi bisogna amare, aprirci all’amore in ogni cosa che ci succedere. Noi siamo chiamati a vivere ogni cosa come occasione per celefrare innsie a Dio. Nella vita interorie è importante non dipendere da nessuno se non da Lui che è l’autore della vita. Tutto è serio perfino i capelli del nostro capo, nulla andròa perduto.quotdianamente pronti a lasciare tutto quel che non gli appartiene.

 

Lo stesso sole per alcuni sarà tragedia e per altri salvezza. Un modo escatologico per affrontare le tematiche della fine del mondo.

Tutto passa, tutto sarà distrutto, ci saranno guerre ma questo non significa, la persecuzione dirà che stiamo seguendo il Maestro.

Noi non possiamo vivere non dando fastidio, nel nostro quieto vivere. Ma quando accadrà tutto questo dice Gesù sarà possibile dare testimonianza.

Il cristiano si rivela nel momento della prova, quando c’è la difficoltà manifesti che sei davvero quella persona di prima e non solo perchè stavi in un bel contesto.

Non preparate prima la vostra difesa perchè Lui da sapienza. La fiducia in Lui permette di vincere la morte. Nel Signore tutto diventa luminoso, Lui ci da la sapiena pur vivendo cose paradossali.