La cultura contemporanea cerca di esorcizzare la fragilità e l’esperienza della morte che caratterizza il vivere umano. Basti pensare che la cosmesi per rallentare l’invecchiamento biologico per molte aziende costituisce la nuova frontiera di ricerca volta ad offrire ai clienti un’apparenza patinata tale da nascondere l’età.
Eppure a principio di questa settimana, inizio di Quaresima, con l’imposizione delle ceneri abbiamo vissuto un rito che fa memoria della precarietà umana segnata dal limite quotidiano e dalla morte.
Senza questo riconoscimento non è possibile intraprendere il cammino della vita che permette una consapevolezza sempre maggiore del nostro essere incompiuti e per questo capaci di orizzonte di senso.
La vita spirituale, infatti, muove da questa inquietudine ben differente dalla nevrotica ricerca di controllo della propria esistenza. Non si tratta dell’avvitamento egocentrico di chi vuole dimostrare a se stesso e agli altri di avere un valore, piuttosto è ricerca del Volto di fronte al quale scopriamo il dono dei nostri giorni.
Il viaggio nel tempo quaresimale comincia con la pagina delle tentazioni che rivela ciò che può distogliere dal cammino impedendo la storia personale. Tentare equivale a mostrare un’altra direzione attraverso una modalità suggestiva che allude ad un utile immediato promettendo di superare ogni limite e fatica legata alla precarietà del vivere.
La proposta viene offerta come un consiglio ammaliante insinuando il raggiro da parte di Dio così come avviene nel dialogo di Genesi 3. Viene indicata una scorciatoia che possa dimostrare la propria vera identità trasformata in potere su ogni cosa ed onnipotenza esibita.
Si parte dal cibo mostrando che ci si può nutrire di tutto utilizzando la parola per snaturare l’identità delle cose in vista del proprio compiacimento. La parola che ridefinisce i significati è il tipico modo per alterare la realtà: oggi la parola viene utilizzata per parlare di pace – Board of peace – attraverso la violenza della sottomissione fino allo spargimento di sangue, o ancora ci si indigna con tanto clamore mediatico per un divo che viene offeso ma non desta alcuna risonanza la morte di oltre cinquecento profughi colpiti dal ciclone Harry durante la traversata del Mediterraneo.
Il cibo ha un grande valore relazionale, se non è frutto di condivisione smarrisce la sua natura e nella solitudine dell’opulenza perde anche di sapore. Oltre un miliardo di persone soffrono di obesità mentre ottocento milioni rischiano di morire per malnutrizione.
Quando il cibo diventa lo strumento per affermarsi di fronte agli altri fino a credere di sostituirsi a Dio – “diventerete come Dio” – si entra in un delirio di onnipotenza in cui si pensa che tutto possa essere sottomesso ai propri appetiti. Alla base, dunque, sta una postura competitiva per cui l’altro, e anche Dio, viene inteso come avversario da scalzare per non essere adombrati.
La presenza dell’altro, “la sua ombra”, diventa minacciosa e non più luogo di custodia e di rifugio per trovare ristoro nel cammino.
Guardare la realtà secondo il proprio appagamento dunque, stravolge la verità di ciò che ci circonda edulcorando il valore relazionale di ogni cosa. È così che il Padre non viene riconosciuto più come colui che nutre ma come un avversario che vuole privare della pienezza.
Rispondere alla tentazione equivale a rompere la relazione filiale e a perdere il senso della propria identità. Questo fa entrare in una logica dimostrativa per affermarsi e difendere il proprio valore. Questo smarrimento è altresì grave perché manca di memoria relazionale, riconoscersi figli significa ricordarsi che la propria storia non è casuale e che c’è un rapporto di cura che nutre lo stare nella vita e questo procura gratitudine e pacificazione interiore, esperienza ben diversa dalla rivendicazione di chi vuole conquistare riconoscimento attraverso i propri meriti. La brutalità di questi giorni è anche sintomo di questa mancanza di memoria, basti pensare al genocidio che si sta continuando a consumare sulla Striscia di Gaza o a personaggi come Gregory Bovino – dirigente della US Border Patrol – famoso per la sua caccia ai migranti da deportare, il quale è nopote di immigrati calabresi che partirono per l’America durante la crisi di fine ‘800.
Nella seconda tentazione viene proposta la gloria ed il potere su tutti i regni. Asservirsi ad un padrone equivarrebbe a diventare onnipotenti. È la logica che regge l’affiliazione mafiosa o l’ingresso nelle lobby che governano le finanze locali e planetarie. La realtà è che la promessa è di un “istante” perché non c’è continuità temporale in questa illusione di grandezza: abbiamo visto morire boss di calibro come Matteo Messina Denaro che a sessantuno anni si è spento in ospedale consumato dal tumore al colon. Solo la forza dell’amore ha cittadinanza in Cielo, il presunto potere di questo mondo è come polvere dissolta dal vento.
L’ultima tentazione è ulteriormente sottile perché vorrebbe saltare il quotidiano in cui si dispiega la storia di ogni essere umano. È la spettacolarizzazione della religione e della sacralità della vita come a volere indicare che stando “in alto” è possibile rivelare la propria felicità.
Il suggerimento dato a Gesù è proprio quello di evitare la fatica del cammino che lo avrebbe portato a Gerusalemme rivelando il suo essere Figlio del Padre. Salire sul pinnacolo del tempio per poi gettarsi giù senza pericolo avrebbe dimostrato di essere invincibile e protetto dal Cielo. Piuttosto dall’alto della croce, a compimento dei suoi giorni, rivelerà pienamente che è Figlio di Dio.
Il delirio religioso, diversamente, si fonda sulla pretesa di piegare il Cielo a proprio piacimento per dimostrare la propria grandezza: è la vicenda dei “giusti” di ogni tempo i quali si arrogano il diritto di giudicare tutto e tutti.
Le tentazioni, dunque, cercherebbero di ferire la relazione d’amore con il Cielo infondendo sfiducia nella paternità di Dio. In realtà l’amore è ciò che regge l’esistenza umana e questo ha sempre la caratteristica pasquale e cioè sebbene passi per il mancato riconoscimento fino al fallimento, in questo consumarsi sino alla fine emerge il volto luminoso dell’Amore che lega al Cielo. È per condividere questo sapore di eternità che siamo fatti ed è questa esperienza che vissuta in pienezza procura gioia senza fine.