I nostri giorni hanno bisogno di ritrovare visione, capacità di andare oltre le apparenze e della lettura lineare di causa-effetto la quale vorrebbe ridurre l’umano ai suoi meriti o, addirittura, arrivare a dichiarare “guerra preventiva” in base ai propri parametri di convenienza.

I nostri governi, in realtà, non sono capaci neppure di una corretta analisi lineare – comunque mai opportuna se parliamo dell’essere umano – perché tirano le somme decontestualizzando i fenomeni.

È quello che accade quando il Governo italiano esulta nell’affermare i risultati ottenuti in campo migratorio perché si è riusciti a ridurre gli sbarchi del 60% rispetto agli anni precedenti e questo grazie allo sbarramento navale e le sanzioni per le Ong.

Pensare che solo a principio di quest’anno sono oltre seicento le persone uccise nel Mediterraneo, migranti il cui volto è stato negato e spesso ignorato il grido di aiuto mentre le fragili imbarcazioni affondavano.

Le misure di deterrenza, di fatto, più che un successo si sono rivelate un fallimento ma questo lo si può riconoscere solo se il valore di un migrante è equiparabile al valore di ogni essere umano cittadino dell’Occidente civilizzato.

Il criterio di utilità sta scardinando ogni tipo di riconoscimento di diritti e di libertà determinando gravissime ingiustizie e destabilizzazioni di popoli, oggi, ridotti a povertà estreme.

Le mire dettate dalle sperequazioni economiche e dalla volontà espansionistica di alcuni Paesi che si credono più meritevoli di altri, stanno legittimando stragi di milioni di civili del tutto inermi come chi rimane vittima dei bombardamenti ma anche quanti si trovano spinti ad emigrare per sopravvivere e dopo lunghe torture subite durante un esodo estenuante si ritrovano a morire per le ulteriori omissioni di soccorso.

In quel caso non è responsabile solo l’aguzzino che sadicamente viola la dignità altrui ma anche chi cambia canale preferendo la “confortevole” indifferenza piuttosto che il prendersi cura della causa altrui.

L’abominevole scenario di guerra che sta sfregiando interi popoli risponde a tali speculazioni dove la cieca bramosia delle lobby di potere – non ultime quelle che fabbricano armi – continuano a oggettificare il valore della vita umana a seconda dei proventi da ricavare. Anche un genocidio per appropriarsi di un luogo economicamente strategico risponde a queste ragioni di convenienza.

La pagina evangelica del “cieco nato” (Gv 9, 1-41) che meditiamo oggi rivela un passaggio eloquente per acquisire visione in questo mondo.

Gesù incontra un uomo cieco il quale si apre a riconoscere in profondità il senso della vita mentre chi lo circonda, pur credendosi capace, manifesta la propria cecità.

Per liberare dalla prigionia che priva della vista Gesù scardina l’ingannevole interpretazione che vorrebbe collegare la sofferenza alla colpa.

Si tratta di una lettura religiosa che strumentalizza il rapporto con il divino attraverso la colpevolizzazione del fedele. In modo analogo potrebbe essere anche una interpretazione laica che per il proprio delirio d’onnipotenza, legittima qualsiasi mezzo per ottenere la sottomissione altrui.

Gesù mostra che non c’è un colpevole da stigmatizzare e, piuttosto, rimanda al senso e al valore dell’esistenza di ciascuno che non può essere imprigionata all’interno di etichette che ne impedirebbero la crescita e l’espressione.

L’incontro con il cieco è accompagnato da gesti di cura, la saliva impastata con la terra, rivela la nuova creazione che il Maestro desidera compiere donando la Parola e il soffio dello Spirito per accogliere la Luce interiore.

Il cieco dopo il fango che ne ha cosparso gli occhi, luogo della fragilità umana, viene invitato ad andare alla piscina di Siloe per lavarsi, lì dove venivano battezzati i pagani. È chiamato a rimanere in ascolto per lasciarsi condurre verso una nuova creazione che gli procurerà la capacità di essere pienamente discepolo alla sequela di Gesù.

Quanti mantengono uno sguardo colmo di giudizio non riescono a meravigliarsi con gratitudine dinanzi alla guarigione del cieco, piuttosto condannano Gesù perché ha compiuto la liberazione nel giorno di sabato.

Il cieco guarito, invece, passa dall’ascolto alla visione, riconosce e manifesta la fede in Cristo diventandone discepolo.

È la storia di sempre, il Signore opera incontrando l’umanità tutta ma è la docilità del cuore a permettere di riconoscerne la presenza nella propria vita.

Tornano prepotenti le parole di don Lorenzo Milani: “Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri.”